Carceri: Dap, agenti penitenziari preservino loro incolumità Invito a polizia dopo aggressioni. Osapp, cura è peggio malattia

(ANSA) – TORINO, 14 GIU – Tutto il personale della polizia penitenziaria in servizio nelle carceri italiane “a diretto contatto con persone detenute” è invitato a “usare ogni più opportuna cautela e attenzione al fine di preservare la propria incolumità personale, in primis, nonché la sicurezza dell’istituto”. E’ quanto scrive in una circolare il capo dipartimento del Dap, Santi Consolo, in merito al fenomeno dei “gravi episodi di aggressione” da parte di detenuti ai danni degli agenti.
A provveditori, direttori e comandanti di reparto si raccomanda di “monitorare le situazioni di criticità”. Fra le azioni che dovranno essere intraprese figurano l’instaurazione di un “servizio di controllo” che intervenga in ausilio del personale “non solo al momento del bisogno”, la creazione di sezioni speciali (previste da un regolamento del 2000) e “l’immediata risposta dell’Amministrazione sia sul versante disciplinare sia sul versante penale qualora il fatto integri gli estremi di reato”.
“Forse – è il commento di Leo Beneduci, del sindacato Osapp – l’unica cosa che avrebbe dovuto fare il capo del Dap è ribadire con forza che nei confronti di chi assume atteggiamenti violenti e contrari al regolamento, e anche alla convivenza interna alle carceri, bisogna agire con forza e disciplinarmente. Invece i direttori fanno scadere per decorrenza termini procedimenti disciplinari, e molti medici non danno, per esempio, il consenso all’esclusione dalla vita in comune, che è una delle sanzioni previste. Per cui il detenuto sostanzialmente si sente di fatto autorizzato a fare qualsiasi cosa. E chi ne paga le conseguenze e il personale di polizia penitenziaria. A volte – conclude Beneduci – la cura è peggio della malattia”.